Qualità della vita: le città del SUD all’ultimo posto

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Bolzano ha la medaglia d’oro in fatto di qualità della vita in Italia. Seguita, come l’anno scorso, da Trento e Belluno. Sono i risultati dell’indagineUniversità la Sapienza di Roma, che analizza anche quest’anno modelli virtuosi, criticità e cambiamenti in atto nelle province e nelle principali aree del Paese. Roma  dal 67esimo passa all’85esimo posto della classifica mentre Milano  dal 57esimo al 55esimo.

Le migliori posizioni sono delle piccole:   Siena, Pordenone, Parma, Aosta, Sondrio, Treviso e Cuneo. Treviso, in particolare, risulta la provincia più sicura d’Italia; Trento, Bolzano e Bologna le realtà più positive per affari e lavoro; Parma, Siena, Trento e Piacenza quelle con la migliore offerta finanziaria e scolastica; Isernia, Pisa, Ancona, Siena e Milano quelle con migliore Sanità ed ospedali.  Qualità della vita bassa a Trapani, addirittura sotto la sufficienza in sette dimensioni su nove (affari e lavoro; ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero, tenore di vita) Maglia nera alla calabrese Vibo Valentia, in coda alla classifica diverse città del Sud e della Sicilia, Catania, Napoli, Siracusa e Palermo.

Posizione Diff. pos. Provincia Punti
1
583
3
23
11
5
2
63
2
-1 
578
9
63
22
1
5
5
3
574
4
75
1
7
4
42
4
572
2
4
7
3
14
55
5
-2 
567
8
11
15
2
9
35
6
563
6
10
2
43
48
6
7
548
18
73
25
40
1
34
8
-6 
544
1
2
10
37
110
15
9
10 
543
5
41
50
61
7
14
10
-1 
542
13
42
4
44
6
41
11
538
23
30
19
22
61
3
12
-6 
524
39
28
9
51
106
1
13
523
14
25
40
15
8
83
14
-6 
523
11
5
5
13
105
27
15
27 
519
49
1
93
20
64
12
16
11 
518
15
3
55
10
44
66
17
-3 
512
40
60
3
80
52
10
18
510
56
26
12
18
60
23
19
18 
509
41
17
80
4
18
68
20
-2 
508
21
31
41
32
23
48
21
13 
508
54
6
48
35
38
33
22
506
35
9
8
24
90
45
23
-11 
506
36
20
24
52
32
40
24
-11 
505
53
35
23
39
109
2
25
-5 
503
27
18
34
29
65
30
26
-11 
503
19
7
29
28
81
56
27
502
74
15
46
11
101
7
28
502
45
16
14
8
66
59
29
12 
502
24
45
69
14
12
71
30
-4 
501
26
8
89
6
41
70
31
-8 
500
58
36
58
9
45
26
32
498
30
54
44
23
24
54
33
-1 
497
28
37
53
26
13
90
34
495
71
39
62
12
25
38
35
13 
495
42
29
30
27
74
32
36
495
10
32
95
49
35
43
37
-9 
493
57
12
81
19
56
28
38
15 
492
12
21
16
66
93
37
39
490
22
38
77
47
22
62
40
-5 
490
34
49
47
50
68
18
41
489
48
14
70
25
30
72
42
-12 
489
32
22
73
17
70
46
43
-4 
488
52
50
51
72
79
9
44
486
7
64
57
67
29
50
45
13 
483
17
58
61
100
21
51
46
-1 
482
43
24
31
31
86
53
47
-16 
480
50
33
68
36
95
19
48
-27 
480
38
71
27
57
84
16
49
-5 
480
65
46
28
30
85
24
50
480
25
40
64
46
51
65
51
479
51
48
56
82
89
11
52
476
79
104
35
83
3
74
53
-2 
474
60
44
52
48
80
31
54
-18 
474
46
43
38
85
99
17
55
473
64
56
13
90
76
25
56
473
20
19
110
54
50
52
57
-5 
472
16
67
60
38
46
75
58
-34 
468
59
62
63
60
97
13
59
468
70
65
54
59
42
36
60
16 
467
72
51
104
21
71
21
61
11 
462
33
27
98
42
33
103
62
19 
461
85
68
87
34
102
8
63
-3 
461
75
103
85
16
40
20
64
461
29
53
107
69
72
29
65
460
31
47
99
101
20
80
66
460
37
59
97
71
49
61
67
13 
460
81
61
45
53
11
93
68
-4 
459
67
34
108
62
37
47
69
-10 
457
80
13
32
41
87
76
70
-5 
454
47
78
101
103
98
4
71
453
63
85
92
58
36
39
72
-23 
452
62
66
66
106
75
22
73
450
44
55
86
68
63
79
74
15 
448
98
81
6
65
17
97
75
-4 
448
68
93
20
70
26
84
76
-15 
444
61
57
103
73
82
49
77
-2 
443
78
89
88
56
16
78
78
439
89
88
42
45
19
99
79
-12 
438
55
109
18
33
26
108
80
429
95
77
79
84
39
60
81
-18 
424
84
72
37
88
83
86
82
-5 
423
76
69
106
81
103
44
83
423
96
87
84
55
53
69
84
422
99
102
21
99
15
106
85
21 
422
94
96
33
92
10
110
86
-1 
419
101
74
17
74
108
67
87
-9 
416
73
70
109
78
67
88
88
10 
416
102
52
78
79
88
89
89
-1 
415
105
86
94
95
54
57
90
414
86
98
71
93
43
87
91
10 
412
91
106
26
86
47
101
92
410
87
76
75
104
57
95
93
410
103
83
49
76
104
64
94
10 
410
107
80
72
97
31
98
95
-9 
408
93
100
105
91
58
58
96
-6 
404
104
99
59
98
34
102
97
404
106
97
43
77
94
73
98
12 
403
77
92
82
109
28
107
99
-8 
402
100
90
65
102
59
92
100
-3 
401
69
84
39
107
76
109
101
-14 
401
66
105
76
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81
102
-9 
401
82
91
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401
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94
36
87
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94
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-12 
399
97
107
91
94
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77
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-2 
392
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85
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-10 
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95
74
105
91
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107
389
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89
96
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92
110
83
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-4 
386
83
108
67
108
73
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110
-2 
370
110
101
100
63
107
100

SUD LIBERTA’ : IL SUD SI STA “DESERTIFICANDO”, I GIOVANI FUGGONO,LASCIANO GLI STUDI, IL RILANCIO DELLA SICILIA AFFIDATO SOLO A POCHI MA NON BASTA

IL  DRAMMA      SICILIANO

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di   Raffaele  Lanza

Sotto i riflettori il dibattito politico-economico: la “Questione meridionale”. Secondo studi di osservatori scientifici (Svimez), il Mezzogiorno per recuperare terreno rispetto al resto del Paese deve essere sostenuto da politiche ad hoc. Altrimenti, si profila un rischio peggiore. ed un ulteriore passo indietro   Non trascuriamo che il Meridione  può pagare anche le incertezze internazionali e il rallentamento del commercio mondiale che potrebbero debilitarne, ulteriormente, la crescita. Non ci sono dubbi: il Sud ha bisogno di investimenti e di interventi strutturali nella propria economia. Per questi motivi, nell’evoluzione del Meridione d’Italia, e in Sicilia in particolare, il ruolo della politica è di straordinaria importanza. Il ruolo spesso evocato nel dibattito di politica economica su efficacia e rilevanza degli investimenti pubblici quale volano dello sviluppo del Paese è, nel Sud, confermato con ogni evidenza”.

 

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In 16 anni, hanno lasciato il Mezzogiorno, un milione e 883mila residenti, la metà giovani. Purtroppo è la Sicilia la regione in cui l’emorragia è più allarmante.Mettiamo nel conto poi anche la Campania e la Calabria che stanno comunque meglio di noi . Secondo il presidente Svimez Adriano Giannola, “con la frenata dell’economia le prospettive per il Sud peggiorano. Per ora tutto tiene, ma i dati che iniziano a circolare sul rallentamento della crescita preoccupano, anche perché il Mezzogiorno continua a portarsi dietro tutte le sue arretratezze”. In buona sostanza, “il recupero che c’è stato negli ultimi due anni rischia di saltare nell’attuale stagione dell’incertezza”. Per lo Svimez, nel 2019, “si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2 per cento nel Centro-Nord e +0,7 per cento al Sud”. Secondo Giannola, “il Mezzogiorno non è tutto uguale. Ci sono regioni che hanno fatto meglio,  ma ce ne sono altre, come la Sicilia, che stanno andando particolarmente male”.

La Sicilia – è il pensiero di SUD LIBERTA’- è stata usata nei decenni come un serbatoio di voti , messa volutamente in ginocchio nello sproporzionato rapporto economico con il Nord Italia, per costringere la popolazione a rivolgersi ai referenti politici- onorevoli – e frequentare le segreterie dei deputati per risollevare la famiglia con un favore o un “posticeddu” al Comune o, velatamente, alla Regione in massa o creando apposite categorie clientelari (come alla Protezione civile o in maniera sfacciata al dipartimento ai beni culturali infestato dagli “amici degli amici”)…

A dispetto delle dichiarazioni politiche attuali , lo Svimez dimostra, purtroppo, che il Sud, e la Sicilia in particolare, si stanno “desertificando”. Chi si iscrive all’Università lascia la struttura sia per i costi esosi delle tasse che ricadono sulle spalle dei genitori sia per la difficoltà/impossibilità di trovare lavoro persino con due lauree… I giovani sono senza futuro e fuggono altrove,probabilmente sono più coraggiosi delle precedenti generazioni, partono in Spagna, Australia, Svizzera, Germania ,le micro, piccole e medie imprese accusano la mancanza del sostegno adeguato, la burocrazia eccessivamente pesante e l’assenza di aiuti per l’accesso al credito, le famiglie si sentono abbandonate. Solo il lavoro e la produzione nonchè l’agricoltura possono salvare il Sud e la Sicilia. , per invertire la rotta del tessuto produttivo/occupazionale dell’isola.   Non basta combattere la Mafia e la corruzione come un dipartimento di polizia e magistratura,-osserviamo noi di SUD LIBERTA’ – occorre che l’intera classe politica regionale, collaborando con la Presidenza della Regione Sicilia, instauri un rapporto alla pari con il  governo di Roma per l’interesse generale del Sud . Quando la casa brucia bisogna intervenire tutti insieme.Solo così possiamo far restare nel Sud i nostri figli, salvare le loro idee genuine e riaffermare quell’autonomia che abbiamo nel sangue dalla nascita e che, pochi lassù vogliono ancora riconoscere…

 

Nel Sud il maggior numero di vittime di suicidio

 

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Il suicidio non è permesso dai principi cristiani ma il fenomeno riporta numeri e statistiche ragguardevoli.  Non potevamo non tenerne conto, visto che dal 2012 al 2017 sono stati 878 i casi nel nostro Paese di suicidio legati a motivazioni economiche, mentre 608 sono stati i tentati suicidi. A rilevarlo l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” che pubblica i dati aggiornati al 2° semestre del 2017, che ha visto 56 vittime contro le 47 dei primi 6 mesi dell’anno, per un totale di 103 casi.  Naturalmente abbiamo escluso – perchè l’aspetto focalizza una altra problematica delicata -il fenomeno dei suicidi negli istituti penitenziari.

«I dati aggiornati al 2017 – commenta  l’Osservatorio – evidenziano come siamo di fronte a un fenomeno che, da quando ha avuto inizio la crisi economica, sembra essere uscito da quella dimensione di “straordinarietà” legata al suo essere estrema ratio di fronte a una situazione di difficoltà, assumendo invece una allarmante dimensione di “ordinarietà”. Di qui dunque la necessità di una riforma strutturale del Welfare State in grado di ristabilire i diritti sociali. Ben vengano, dunque, interventi tangibili che sappiano conciliare il sostegno al reddito, una riforma strutturale del mercato del lavoro, che faciliti la spinta propulsiva delle imprese, e un rilancio complessivo della nostra economia. Di fronte alla evidente richiesta di aiuto che viene dalla società, è fondamentale l’impegno della politica nel rimettere al centro la dignità degli individui e la responsabilità dello Stato nel tutelare gli imprenditori e i lavoratori».

Dall’analisi complessiva dei 6 anni emerge come, nonostante la categoria professionale più colpita resti quella degli imprenditori, cresce prepotentemente il numero di vittime tra i disoccupati ma anche tra coloro che, pur possedendo un lavoro, faticano a trovare una stabilità e una serenità economica, e in molti casi a far fronte alle comuni spese quotidiane. Se dal 2012 al 2017, infatti, gli imprenditori rappresentano il 42% del totale, il 40,5% sono disoccupati e l’11,6% lavoratori dipendenti. Questi ultimi, in modo particolare, crescono dal 7,9% del 2012 al 13,6% del 2017. Considerando i dati sulla disoccupazione nel sud Italia, non sorprende che il numero più elevato di vittime tra i disoccupati si rilevi proprio nelle regioni meridionali con il 27,5% dei suicidi, mentre al Nord, patria delle piccole e medie imprese, crescono i casi tra gli imprenditori con il 31,2%.

«In questi anni il fenomeno dei suicidi per motivazioni economiche –  ha subìto una progressiva trasformazione: se nel 2012 esso interessava infatti gli imprenditori in oltre la metà dei casi, oggi colpisce le fasce più deboli della popolazione, come chi ha perso il lavoro o chi soffre l’instabilità lavorativa ed economica. A partire dal 2015, oltre il 60% dei suicidi ha per protagonisti lavoratori dipendenti, disoccupati e pensionati».

Seppur con le differenze evidenziate, l’analisi complessiva condotta dal 2012 al 2017 mostra come il fenomeno interessi tutte le diverse aree geografiche. Se il Nord-Est infatti conta il 25,2% del totale dei suicidi avvenuti dal 2012 al 2017, rappresentano il 23,2% i casi al Sud, il 21,2% al Centro, il 19,8% nel Nord-Ovest e il 10,4% nelle Isole. Ma nel 2017, il Sud e il Nord-Ovest, entrambi con il 24,3%, superano il Nord-Est (22,3%).

In testa le regioni Veneto e Campania che nei 6 anni analizzati raccolgono rispettivamente il 16,4% e il 12,4% dei tragici episodi, in modo particolare con le province di Padova e Napoli, ma anche quelle di Venezia, Salerno e Treviso.

Lo studio pone in attenzione  infine come la fascia d’età più esposta continui a essere quella che va dai 45 ai 54 anni, con un’incidenza percentuale pari al 34,6%. Seguono le fasce dei 55-64enni con il 24,5% degli episodi e quella dei 35-44enni con il 20,5%. A preoccupare in modo particolare è però la progressiva crescita dei casi tra i più giovani: complessivamente rappresentano circa il 10% le vittime al di sotto dei 35 anni dal 2012 al 2017; inoltre, se la fascia dei 25-34enni è passata dal 6,7% del 2012 al 10,7% del 2017, gli under 25 nel 2017 rappresentano il 4% circa del totale, quando nel 2012 non se ne contava alcun caso. Ritorneremo a parlare del triste fenomeno in alcune città siciliane di spicco….