Agrigento, campagna olearia.I Carabinieri controllano oltre 40 frantoi, 5 denunce per illecita gestione rifiuti

 

Campagna olearia 2020: viaggio nell'Italia dell'olio estravergine d'oliva

Agrigento,
Con l’avvio della campagna olearia, le Compagnie del Comando Provinciale di Agrigento, supportate dal Centro Carabinieri Anticrimine Natura e dal personale dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente, hanno condotto un’incisiva attività di monitoraggio eseguita nei confronti di oltre 40 frantoi ubicati nell’intera provincia. L’attività di controllo ha determinato la denuncia in stato di libertà a carico di 5 titolari di impianti, ubicati nei Comuni di Favara, Sciacca, Menfi, Caltabellotta e Ribera, ritenuti responsabili, all’esito degli accertamenti eseguiti, di attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Nel corso dell’attività sono state verificate sia le certificazioni autorizzative, necessarie per svolgere l’attività di molitura delle olive, sia la corretta assunzione di manodopera da destinare a tale attività.
Particolare attenzione è stata rivolta inoltre al giusto stoccaggio e successivo smaltimento delle acque di vegetazione, quale scarto della lavorazione delle olive, considerato rifiuto speciale in quanto altamente inquinante.
Nella circostanza, è stato accertato che le attività perseguite hanno sversato tali rifiuti nel corpo idrico superficiale, quali fiumi e corsi d’acqua circostanti, con alto rischio di inquinamento delle falde e del mare. Sono state inoltre ispezionate 8 autocisterne dedicate al trasporto delle acque di molitura ed inflitte sanzioni per oltre 45 mila euro per illecito utilizzo in campo agricolo delle acque di vegetazione. I soggetti deferiti inoltre hanno l’obbligo di ripristinare e bonificare i siti contaminati

Appello del Prefetto di Agrigento: “Il maltempo, vortice Mediterraneo, è diffuso in Sicilia. Non uscite di casa….”

 

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Allerta lanciato dal prefetto agrigentino. Il maltempo è diffuso  in Sicilia. Afferma nel suo appello alla comunità Maria Rita Cocciufa: “Non uscite di casa. La condizione è di gran rischio”…

“Il vortice Mediterraneo, al momento, sta scaricando a mare, ma è molto vicino all’area Nord dell’Agrigentino – afferma – L’ondata di forte maltempo sta interessando la zona Nord della provincia. Ci sono importanti criticità a Sciacca, Menfi, Ribera e nei Comuni più piccoli del circondario.
Ci sono situazioni emergenziali e si sta profilando l’evacuazione dei cittadini che hanno avuto dei danni o che sono a rischio. Più torrenti sono straripati e siamo veramente in allerta. Dalle informazioni in mio possesso, con buona probabilità, seppur stiamo parlando di condizioni meteo imprevedibili, questa ondata di maltempo si sta ulteriormente avvicinando all’Agrigentino. Lancio un accorato appello a tutti gli agrigentini, tutti in maniera indistinta, residenti in ogni paese: non mettetevi in macchina e non uscite di casa. Assolutamente non uscite di casa, la condizione è di grande, grandissimo, rischio”.

Evade dai domiciliari. Rintracciato a bordo di un monopattino per le vie del centro cittadino

 

Rimini, in autostrada per 10 chilometri sul monopattino elettrico: "Sono in  ritardo, ho un colloquio a Cesena" - Il Fatto Quotidiano

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Agrigento
Nella serata di ieri, 25 agosto i Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno arrestato un 42 enne del posto, celibe, disoccupato che, nonostante fosse sottoposto alla misura alternativa della detenzione domiciliare, presso la propria abitazione di Ribera, è stato rintracciato per le vie del centro a bordo di un monopattino. I militari verso le ore 17.00 dopo aver effettuato il controllo presso l’abitazione dell’uomo hanno accertato che non era presente in casa per cui sono scattate immediatamente le ricerche.
Successivamente l’uomo è stato rintracciato per le vie del centro mentre circolava a bordo di un monopattino. Non avendo fornito alcuna giustificazione valida, per cui si era assentato dalla propria residenza, il soggetto è stato arrestato per il reato di evasione. Su disposizione della Procura della Repubblica di Sciacca è stato ricollocato agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. L’uomo era stato sottoposto alla detenzione domiciliare in esecuzione dell’Ordinanza emessa dal Tribunale di Torino per reati contro il patrimonio commessi nel capoluogo piemontese tra il 2019 ed il 2020.

Agrigento, contrasto alla droga. Arrestati coniugi che detenevano e coltivavano canapa indiana (11 piante)

 

La canapa light: cosa c'è da sapere
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Agrigento,
I Carabinieri della Tenenza di Favara ,nel corso dei servizi finalizzati al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, coordinati dalla Compagnia di Agrigento, hanno arrestato ieri sera ,due giovani coniugi ritenuti responsabili di detenzione e coltivazione illecita di sostanza stupefacente.
I Carabinieri di Favara da diverso tempo tenevano d’occhio la coppia fino a quando nella serata di ieri, nel corso di una perquisizione domiciliare, hanno rinvenuto nella soffitta della propria abitazione una vera e propria serra artigianale indoor ove coltivavano 11 piante di canapa indiana di circa 80 cm di altezza in piena vegetazione.
La serra era stata attrezzata con impianti di irrigazione e di illuminazione. Nel corso della perquisizione è stato rinvenuto anche oltre mezzo chilo di marijuana già essiccata e verosimilmente destinata alle piazze di spaccio locali.  Marito e moglie, lui disoccupato di 30 anni, lei una casalinga di 35 anni, su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento, sono stati collocati agli arresti domiciliari presso la loro residenza in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. La sostanza stupefacente, le piante di canapa, il materiale e l’attrezzatura utilizzata per la coltivazione sono stati  posti sotto sequestro.

Catturati i “Torturatori licatesi”

 

Foto Dea della giustizia, immagini Dea della giustizia da scaricare | Foto  stock - Depositphotos

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Agrigento

Quattro misure cautelari, di cui tre in carcere, sono state eseguite stanotte  dai Carabinieri di Licata ,a carico dei componenti dell’ormai noto gruppo di “torturatori licatesi”.
Le misure, richieste dalla Procura di Agrigento che ha coordinato le indagini ed emesse dall’Ufficio del Gip del Tribunale, si sono rese necessarie perchè lo svolgimento dell’attività investigativa ha permesso di scoprire grazie ad un’attenta analisi dei telefoni cellulari in uso ai responsabili, nuovi episodi di violenza contro un’ulteriore vittima, ma soprattutto come emerso in più circostanze, i protagonisti di questa vicenda abbiano minacciato,  malmenato e tentato di pagare una delle vittime al fine di far ritrattare le sue dichiarazioni difronte ai giudici. Inoltre, in una circostanza, uno degli indagati, che si trovava agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, dopo essersi fatto autorizzare dall’Autorità’ Giudiziaria per una visita medica,  si è’ recato dalla vittima per minacciarla e costringerla a ritrattare le denunce dinanzi al Giudice. 
L’Arma della gente continua ad essere quotidianamente vicina alle persone più deboli che necessitano di essere rassicurate.
Gli arrestati sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Agrigento dove rimarranno a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Dirigente controllava gli spostamenti dei dipendenti: arrestato

 

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AGRIGENTO
Si è conclusa con la denuncia a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento, l’attività ispettiva condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Palermo -sede di Agrigento- nei confronti del responsabile di una società con sede nella zona industriale di Aragona. Il funzionario 65 enne residente in provincia di Palermo è ritenuto responsabile di avere violato le norme dello Statuto del Lavoratore per aver installato, senza le prescritte autorizzazioni da parte dell’Ispettorato Territoriale dei Lavoratori, dei sistemi di localizzazione satellitare GPS sui veicoli dell’azienda per controllare, a loro insaputa, gli spostamenti dei dipendenti. Sono state contestate anche sanzioni amministrative per oltre 1500,00 euro.

Maltrattamenti alla convivente:arrestato un 43enne

 

A Santa Margherita di Belice, i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia un 43enne. Era da circa un anno che l’uomo vessava la convivente, aggredendola ripetutamente, e così nella tarda serata di ieri, la donna non ce l’ha fatta più e disperata ha chiamato il 112.

Purtroppo l’uomo non si è ravveduto nemmeno alla vista degli uomini della Benemerita intervenuti presso la sua abitazione e, in preda a un violentissimo scatto d’ira, ha aggredito nuovamente la convivente accusandola di averlo denunciato. Immediatamente bloccato dai militari, l’uomo è stato condotto in caserma e arrestato per maltrattamenti in famiglia. Terminate le formalità di rito, si sono aperte le porte del carcere di Trapani.

Agrigento,i Carabinieri intercettano ancora e bloccano il canale di rifornimento della droga proveniente dalla Spagna

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AGRIGENTO,
Intercettati altri due pacchi di hashish provenienti dalla Spagna. Due arresti fra Licata e Naro. I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Agrigento continuando a seguire le tracce degli acquisti fatti online – da parte di giovani – settimanalmente ormai riescono ad intercettare pacchi di stupefacenti che dalla Spagna arrivano, con corriere, nell’Agrigentino e non solo. 
A Licata è stato arrestato un trentenne che s’è fatto recapitare un pacco con 200 grammi di hashish, suddiviso in 4 panetti da 50 grammi. Inizialmente l’uomo ha provato a negare che quel pacco fosse stato da lui ordinato, la perquisizione domiciliare ha però permesso di ritrovare un taglierino e un bilancino di precisione.
A Naro, invece, è stato arrestato un ventunenne e denunciato l’amico che era in macchina con lui. I due attendevano l’arrivo del corriere quando sono stati sorpresi – dai carabinieri del Nor – subito dopo aver ritirato il pacco, all’interno del quale c’erano 100 grammi di hashish, suddivisi in due panetti da 50 grammi. 
Tutti, sia i due arrestati che il denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento, dovranno rispondere dell’ipotesi di reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Salgono a 7, nel giro di un paio di settimane, gli arresti effettuati dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Agrigento. I militari si sono ormai specializzati nel cercare di arginare questi traffici 3.0 di stupefacenti. La roba, in tutti i casi, è stata acquistata su internet ed è stata recapitata con corrieri. Nonostante gli espedienti tecnologici per cercare di restare nell’ombra, utilizzati dai giovani che ormai, nell’Agrigentino, sembrano essere soliti rifornirsi in Spagna, i Carabinieri dimostrano – sistematicamente – d’essere in grado di bloccare il canale di rifornimento prescelto. 

Attività di gestione di rifiuti non autorizzata: un arresto ad Agrigento

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Agrigento,
Continua per i Carabinieri della Compagnia di Agrigento la lotta al contrasto all’inquinamento ambientale, con le attività di controllo volte al rispetto della normativa ambientale. Infatti, a soli pochi giorni dall’operazione compiuta dall’Arma di Agrigento nella località di Piano Gatta (AG) presso lo stabilimento Laterizi Akragas S.r.l., i Carabinieri della Tenenza di Favara (AG) hanno tratto in arresto un uomo per i reati previsti e puniti dal D.lgs 152/2006, Testo Unico Ambientale, relativi l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata, combustione illecita di rifiuti e omessa bonifica dei siti inquinati.
Su segnalazione di un incendio nei pressi della Contrada Molinella di Favara avvenuta da parte di un privato cittadino, è stata rinvenuta dai militari dell’Arma una vera e propria discarica abusiva all’interno della proprietà privata del favarese arrestato, discarica che all’arrivo degli operanti risultava ancora avvolta dalle fiamme. L’odore fortemente sgradevole e i fumi  provocati dal materiale che stava bruciando, ha fatto allertare i Carabinieri che, a seguito di accurata ispezione della proprietà, hanno constatato che l’uomo aveva in atto un’attività illecita di gestione  e combustione di rifiuti solidi urbani, speciali e pericolosi, che deteneva illegalmente e non in sicurezza nella vasta area in suo uso.
Sul posto interveniva personale dell’ARPA per la catalogazione dei rifiuti. Non solo, nella stessa proprietà è stata verificata la presenza di ingente materiale ferroso e di gasolio agricolo di illecita provenienza, per cui il favarese è stato inoltre deferito in stato di libertà per i reati di truffa ai danni dello Stato, ricettazione ed esercizio abusivo dell’attività commerciale relativa alla presumibile vendita del gasolio rinvenuto. L’operazione dei Carabinieri di Favara ha comportato inoltre il deferimento in stato di libertà del proprietario del terreno, un uomo di 59 anni di Favara, ed il sequestro preventivo dell’area interessata.

Operazione “Xydi”. Decreto di fermo di indiziato di delitto per 23 indagati

Grande rilievo assume il controllo e lo sfruttamento del lucrosissimo settore commerciale delle transazioni per la vendita di uva e altri prodotti di Agrigento

FIDANZAMENTI COMBINATI IN NOME DEL POTERE – ANCHE QUESTA E' LA 'NDRANGHETA!  – Blog degli Amici di Pino Masciari
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AGRIGENTO
Operazione “Xydi”.    Stamane  i Carabinieri del ROS, con il supporto operativo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento e l’ausilio dei Comandi Provinciali di Trapani, Caltanissetta e Palermo, del XII Reggimento “Sicilia”, dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia” e del 9° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione ad un Decreto di Fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 23 indagati, ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso (Cosa nostra e stidda), concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento personale, tentata estorsione ed altri reati aggravati poiché commessi al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso.
Le indagini, avviate nel 2018, si sono sviluppate nella parte centro orientale della provincia di Agrigento ove risulta attivo il mandamento mafioso di Canicattì (AG) che costituisce tuttora l’epicentro del potere mafioso dell’ergastolano campobellese F. G., pure destinatario del provvedimento precautelare in esame in quanto risultato a capo della provincia mafiosa di Agrigento.
Le attività investigative, nel fare luce sugli assetti di cosa nostra agrigentina ed in particolare del suddetto mandamento, hanno consentito di documentare, l’attuale operatività delle sue articolazioni territoriali, rappresentate dalle famiglie di Canicattì, Campobello di Licata, Ravanusa e Licata, nonché individuarne gli esponenti di maggior rilievo. 
Sono emersi, tra gli altri, D. C. C., capo del mandamento, B. G., rappresentante del citato F. e organizzatore del mandamento, nonchè B. L., capo della famiglia di Ravanusa.
In tale cornice, nell’ambito delle dinamiche associative delle articolazioni mafiose oggetto di indagine, ruolo di rilievo ha ricoperto P. A., compagna di B. G., che, in qualità di difensore di numerosi affiliati del Mandamento, tra cui lo stesso F., sfruttando le garanzie del mandato difensivo, ha messo a disposizione degli stessi il proprio studio legale per l’esecuzione di summit mafiosi, ritenendolo luogo non soggetto ad investigazioni. 
Presso lo studio, infatti, si sono svolti incontri che hanno riguardato esponenti mafiosi di primo piano quali B. L. (capo della famiglia mafiosa di Ravanusa), S. G. (capo della famiglia di Favara), L. G. (capo della famiglia mafiosa di Licata), C. S. (uomo d’onore di Villabate, già fedelissimo di B. P.) e C. A. (esponente di vertice della rinata stidda). 
Sul punto gli elementi raccolti hanno altresì permesso di accertare che F. G., sottoposto al regime ex art. 41 bis OP, oltre a riuscire ad interagire con altri uomini d’onore (diversi da quelli con cui svolge i previsti periodi di socialità) a loro volta sottoposti al medesimo regime detentivo, servendosi del menzionato Avv. P. A., ha veicolato e ricevuto informazioni, mantenendo così la direzione operativa della provincia mafiosa di Agrigento.
Inoltre, sono stati ricostruiti i qualificati rapporti tra i rappresentanti del mandamento di Canicattì con esponenti di altre omologhe strutture delle province di Agrigento, Trapani, Catania e Palermo, sintomatici della perdurante unitarietà dell’organizzazione. 
In proposito, particolarmente rilevanti sono i contatti con esponenti della famiglia G. di Cosa nostra newyorkese, interessata ad avviare articolate attività di riciclaggio di denaro con cosa nostra siciliana.
Le investigazioni hanno inoltre messo in luce la rinnovata presenza nel territorio del mandamento di Canicattì della stidda, organizzazione mafiosa ricostituitasi intorno alle figure degli ergastolani semiliberi G. A. (ritenuto responsabile, quale mandante, dell’omicidio del Giudice R. L. avvenuto il 21 settembre 1990) e R. S. G. la quale, persistendo la situazione di pacificazione risalente agli anni ’90, opera in rapporti di sinergia criminale con cosa nostra, sia per la risoluzione di problematiche che per la spartizione delle attività criminali. 
Oltre al generalizzato controllo della criminalità comune, estremamente significative sono le infiltrazioni di Cosa nostra e della stidda nelle attività economiche. 
Al riguardo, grande rilievo assume il controllo e lo sfruttamento del lucrosissimo settore commerciale delle transazioni per la vendita di uva e di altri prodotti ortofrutticoli della provincia di Agrigento che, oltre a garantire rilevantissime entrate nelle casse delle organizzazioni, permetteva loro di consolidare il già rilevante controllo del territorio. 
In tale quadro, è stato pure sventato un progetto omicidiario organizzato dagli esponenti della stidda in danno di un mediatore e un imprenditore che non avevano corrisposto – a titolo estorsivo – alla nominata associazione mafiosa parte dei guadagni realizzati con le loro attività.
Tra le linee d’azione considerate più importanti da cosa nostra vi è quella dell’inabissamento, esigenza particolarmente sentita anche con riguardo alle inchieste giornalistiche, secondo l’esempio di P. B. per il quale rimanere invisibile era una inderogabile regola di vita.
La particolare ampiezza dell’azione investigativa ha cristallizzato, inoltre, la perdurante posizione apicale, nell’ambito di cosa nostra, di M. D. M. che, punto di riferimento decisionale dell’organizzazione, ha continuato a impartire direttive sugli affari illeciti più rilevanti gestiti dal sodalizio nella provincia di Trapani ed in altri luoghi della Sicilia. 
Sono stati colpiti, tra gli altri, M. D. M. e F. G. rispettivamente al vertice della provincia mafiosa di Trapani e della provincia mafiosa di Agrigento, gli esponenti di vertice di diverse articolazioni mafiose di cosa nostra (mandamento di Canicattì e famiglia di Favara) nonché capi, promotori e organizzatori della rinnovata associazione mafiosa stidda.